USO DI GASTROPROTETTORI E INIBITORI DI POMPA PROTRONICA

Uso di inibitori di pompa protonica e rischio di eventi avversi cardiovascolari in pazienti con primo episodio di infarto miocardico trattati con aspirina

A cura di Gianluca D’Addetta. Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia. Università di Messina.

Le linee guida sostengono l’utilizzo di inibitori di pompa protonica (PPI) in pazienti trattati con aspirina dopo un infarto miocardico, anche se la possibile interazione fra farmaci antiaggreganti e PPI potrebbe esitare nella riduzione dell’effetto antitrombotico e quindi nell’incremento del rischio di eventi cardiovascolari.

È stata effettuata un’analisi retrospettiva a livello nazionale basata su informazioni provenienti da quattro registri nazionali danesi (1). Sono stati identificati tutti i pazienti di età ≥30 anni ricoverati per un primo infarto miocardico nel periodo 1997-2006.
Le informazioni sul concomitante impiego di farmaci erano basate sui dati di prescrizione nei 90 giorni successivi alle dimissioni dall’ospedale (180 giorni per le statine), ad eccezione delle informazioni sull’uso degli inibitori di pompa protonica, dei FANS e degli antagonisti dei recettori H2, per i quali i dati di prescrizione erano basati su tutte le prescrizioni entro 1 anno dalle dimissioni dall’ospedale. In Danimarca la dose standard di aspirina dopo infarto miocardico è pari a 75 mg/die.
L’outcome primario era rappresentato da un end point composito di mortalità per cause cardiovascolari e la riammissione in ospedale per infarto miocardico o stroke.
Gli outcome secondari includevano la mortalità da tutte le cause, la mortalità per cause cardiovascolari e la riammissione in ospedale per infarto miocardico o stroke. Il follow-up è stato effettuato per 1 anno a partire dalla data di dimissioni ospedaliere.

  • Un totale di 97.499 pazienti d’età ≥30 anni è stato ricoverato per un primo episodio d’infarto miocardico dal 1997 al 2006, ma solo 19.925 hanno ricevuto una prescrizione di aspirina entro 30 giorni. Di questi, 4.306 avevano ricevuto almeno una prescrizione di un inibitore di pompa protonica entro 1 anno dalla dimissione dall’ospedale. I pazienti trattati con PPI erano anziani, più spesso di sesso femminile, ricevevano più farmaci concomitanti e presentavano più comorbidità rispetto ai pazienti non trattati con PPI.
  • Durante l’anno di follow-up, si sono verificati 3.365 casi di morte da cause cardiovascolari o riammissione in ospedale per infarto miocardico o stroke e 2.293 casi di morte da tutte le cause.
  • Rispetto ai pazienti non trattati con PPI, in quelli esposti a PPI, l’hazard ratio (HR) per l’end point composito era pari a 1,46 (IC 95% 1,33-1,61; p<0,001). Usando il modello propensity score matching, l’HR è risultato pari a 1,61 (IC 95% 1,45-1,79; p<0,001).
  • Non è stato osservato un aumento del rischio in associazione all’uso di anti-H2 (HR 1,04; IC 95% 0,79-1,38; p=0,78).

Bibliografia

  1. Charlot M et al. Proton pump inhibitor use and risk of adverse cardiovascular events in aspirin treated patients with first time myocardial infarction: nationwide propensity score matched study. BMJ 2011; 342: doi:10.1136/bmj.d2690.

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