A PROPOSITO DI CERTIFICATI MEDICI

IL CERTIFICATO MEDICO

Il Certificato Medico è la forma più diffusa di documentazione dell'attività medica. Esso è una testimonianza scritta su fatti e comportamenti tecnicamente apprezzabili e valutabili, la cui dimostrazione può produrre affermazione di particolari diritti soggettivi previsti dalla legge, ovvero determinare particolari conseguenze a carico dell'individuo e della società, aventi rilevanza giuridica e/o amministrativa.

La certificazione di qualsivoglia condizione deve sempre e comunque essere preceduta dalla valutazione clinica del paziente. E' importante ricordare che il dato clinico deve essere tenuto ben distinto dai sintomi lamentati o comunque da quanto riferito dal paziente.

L'art. 24 del Codice Deontologico recita: " Il medico è tenuto a rilasciare al cittadino certificazioni relative al suo  stato di salute che attestino dati clinici direttamente constatati e/o oggettivamente documentati. Egli è tenuto alla massima diligenza, alla più attenta e corretta registrazione dei dati e alla formulazione di giudizi obiettivi e scientificamente corretti."

E' importante ricordare che in caso di irregolarità del certificato, il medico potrà essere perseguito a livello deontologico, a livello amministrativo, a livello penale, a livello civile.

 

NATURA GIURIDICA

Il Certificato può essere:

- atto pubblico redatto in qualità di Pubblico Ufficiale

- certificato amministrativo rilasciato in qualità di Incaricato di Pubblico Servizio

- scrittura privata rilasciata in regime libero-professionale

La distinzione tra atto pubblico (art. 2699 c.c.) e certificato amministrativo è rilevante per la maggiore severità con cui vengono puniti gli illeciti nella redazione degli atti pubblici: nell'atto pubblico si attestano fatti compiuti dal medico con funzioni pubbliche o avvenuti in sua presenza, mentre nella certificazione amministrativa il medico con funzioni pubbliche attesta fatti da lui rilevati o conosciuti nell’ambito della sua attività. Va rilevato che entrambe si fondano sul presupposto essenziale che il medico li rediga nell'esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale (art. 357 c.p.) o incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.).

Sono atti pubblici il certificato di morte e dell'identificazione delle relative cause, il certificato di idoneità alla guida di autoveicoli (certificato anamnestico), il certificato di idoneità al porto d'armi (certificato anamnestico).

Sono considerate certificazioni amministrative la prescrizione di farmaci su ricettario regionale, e le altre certificazioni redatte in qualità di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio come, per esempio, i certificati di idoneità all'attività sportiva agonistica di cui al D.M. Sanità 18.2.1992 e succ. per gli atleti non professionisti ed  al D.M. Sanità 13.3.1995 e succ. per gli atleti professionisti.

Sono considerate scritture private (art. 2702 c.c.) le certificazioni redatte dal medico in qualità di libero professionista, definito come esercente un servizio di pubblica necessità (art. 359 c.p.). Per esempio i certificati di assenza di controindicazioni per l'esercizio dell'attività sportiva non agonistica ai sensi del D.M. Sanità del 28.2.1983 e succ., la proposta di ricovero coatto per pazienti psichiatrici di cui alla legge n. 180/1978 e succ. indirizzata al Sindaco, redatta da medico libero-professionista, i certificati per l'interruzione volontaria di gravidanza di cui alla legge n. 194/78 e succ., la constatazione di decesso, i certificati di malattia per uso assicurativo privato.

 

REATI E CERTIFICAZIONI

FALSO MATERIALE

Il medico con funzioni pubbliche risponde di falso materiale (art. 476 c.p. in atto pubblico e art. 477 c.p. in certificazione amministrativa) se nella redazione del certificato commette alterazioni o contraffazioni mediante cancellature, abrasioni, aggiunte successive miranti a far apparire adempiute le condizioni richieste per la sua validità.

Il medico che svolge una attività libero-professionale, risponde invece in caso di falso materiale all'art. 485 c.p.,articolo nel quale sono previste pene meno severe rispetto a quelle indicate a carico del medico con funzioni pubbliche.

 

FALSO IDEOLOGICO

Il medico con funzioni pubbliche risponde di falso ideologico (art. 479 c.p. in atto pubblico e art. 480 c.p. in certificazione amministrativa) se il giudizio diagnostico espresso nel certificato medico si fonda su fatti esplicitamente dichiarati o implicitamente contenuti nel giudizio stesso, che siano non rispondenti al vero, sempre che ciò sia conosciuto da colui che ne fa attestazione, secondo la sentenza n. 11482 del 24.5.1977 della Cassazione, sez. VI.

In sintesi, costituisce il reato di falso ideologico l'attestazione di fatti non corrispondenti al vero e coscientemente diversi da quelli rilevati.

Il medico che svolge attività libero-professionale in caso di falso ideologico risponde all’art.481 del c.p.: anche in questo caso le pene previste sono meno severe.

Nota Bene: Presupposto essenziale di questi reati è il dolo (l'intenzionalità): se il contenuto non corrispondente al vero del certificato deriva da errore commesso in buona fede (per esempio: giudizio interpretativo errato di fatti riportati con corrispondenza al vero) il medico non è più imputabile di falso ideologico.

La distinzione tra diagnosi falsa e diagnosi errata nel certificato medico ai fini della legge penale è stata definita dalla sentenza del 18 marzo 1999 della Cassazione sezione Penale V: è falsa la certificazione che si basa su premesse oggettive non corrispondenti al vero, è invece errata se risulta inattendibile l'interpretazione data per motivare il giudizio

 

TRUFFA

Il certificato medico, nonché come già sottolineato la ricetta e/o la richiesta di accertamenti, può determinare la costituzione di diritti a favore del richiedente con possibili oneri risarcitori a carico di terzi, tra cui anche lo Stato, ed è perciò, per sua propria natura soggetto a verifica. Di conseguenza false attestazioni possono costituire anche il reato di truffa.

L’Ente Pubblico può ovviamente esercitare una azione di rivalsa nei confronti del medico, per il danno patrimoniale: questa procedura si aggiunge a quella penale ed è forse ancora più temibile di quest’ultima per il medico che non abbia agito correttamente.

A titolo esemplificativo ricordiamo la Sentenza del 28/6/04 della Corte dei Conti della Regione Umbria che ha condannato due medici di famiglia a risarcire la ASL di Terni con cifre superiori ai 500.000 €: tale somma non corrispondeva a quella indebitamente incassata dai medici, ma era invece l’importo stabilito per il danno patrimoniale e per il danno alla immagine subiti dalla ASL.

 

VIOLAZIONE SEGRETO PROFESSIONALE

I contenuti del certificato medico sono coperti dal segreto professionale ai sensi dell'art. 9 del Codice di Deontologia Medica e della legge 196 del 2003.

Il contenuto della certificazione deve riportare ciò che il paziente consente che sia reso noto nel rispetto della privacy e del segreto professionale, ma ovviamente nei limiti della verità, chiarezza e completezza dei fatti.

La violazione del segreto, in assenza di giusta causa, è punita dall'art. 622 c.p., se compiuta da un medico durante la libera-professione e viene invece punita più severamente, dall'art. 326 c.p., se commessa da un medico con funzioni pubbliche. Va rilevato che lo stesso rilascio di certificazioni a soggetti diversi dall'interessato, senza il suo preventivo consenso, può costituire una forma di violazione del segreto professionale e della privacy.

 

 

RIFLESSIONI CONCLUSIVE

E' quindi assolutamente normale che per la redazione di certificazioni mediche, ricette ed impegnative il medico richieda al paziente la massima collaborazione non solo per adiempiere a tutte le normative ma soprattutto per il bene del paziente stesso.